Arte, bellezza e terapia

Arte, bellezza e terapia

Ho sempre pensato all’arte come terapia, benessere e cura del corpo e dell’anima. Ovviamente non ho scoperto nulla di nuovo, ma, con questa rubrica, vorrei provare a esprimere e condividere una modalità personale di vivere l’arte che passa anche attraverso la mia esperienza professionale di Neurologo.

Non è mia intenzione ripercorrere concetti di estetica e nemmeno dare un senso di orientamento e saggezza alla vita con l’aiuto della cultura. Orientamento e saggezza sono esempi che faccio fatica a far miei, ancor più davanti a un sonetto di Shakespeare o a un dipinto di Monet. Piuttosto mi propongo di risvegliare emozioni, di far emergere sentimenti, di catalizzare l’attenzione sull’universo intimo, spirituale, inesplorato o sedimentato che sia.

Non ho scelto a caso il nome della rubrica rubando a Fedor Dostoevskij La bellezza salverà il mondo, frase che appare nel libro “L’idiota”. Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza è impossibile”, cita l’autore. Bellezza è più che estetica, possiede una dimensione etica e religiosa. E non si fa riferimento all’amore verso il prossimo; al contrario è la bellezza che suscita l’amore e ci fa vedere nell’altro un prossimo da amare.

Ecco che la bellezza è pura emozione in grado di spostare equilibri interiori, di smuovere le coscenze, di modificare gli atteggiamenti e quindi la visione del mondo attraverso un linguaggio universale che va oltre lo spazio e il tempo. E quale miglior veicolo di emozioni se non l’arte?

Nella storia dell’uomo, l’arte ha sempre avuto un grande valore per elaborare una lettura della realtà, per esprimere emozioni e sentimenti, per invocare forze propiziatorie capaci di fare ottenere, per esempio, una buona battuta di caccia, per inneggiare e celebrare la grandezza di un dio, di un popolo, di un eroe. L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea e istintiva di noi stessi che non passa attraverso l’intelletto. L’individuo ha sviluppato funzioni mentali più evolute (linguaggio, ragionamento astratto) ed esprime sé stesso attraverso i concetti, le parole, i ragionamenti. Colui che invece non usa il linguaggio verbale, che ha difficoltà cognitive, relazionali, può esprimere sé stesso soprattutto attraverso il movimento, i suoni, i colori, le forme, i disegni.

La storia delle arti creative si è spesso intrecciata con quella della salute mentale.
Gli antichi Egizi incoraggiavano le persone affette da disturbi mentali a sviluppare interessi artistici e frequentare concerti e balletti. Anche gli antichi Greci utilizzavano il teatro e la musica per favorire la catarsi, liberare le emozioni represse e ritornare a una vita equilibrata. I Romani ritenevano che la musica e lo studio della letteratura alleviassero sofferenze e malinconia.
Con il Rinascimento l’artista è visto come una figura dotata di particolare sensibilità e l’opera d’arte diviene una sorta di strumento terapeutico che permette l’espressione di una realtà fantastica, che altrimenti l’avrebbe potuto portare alla follia.
I
n Inghilterra, durante la Rivoluzione Industriale, i pazienti con disturbi mentali venivano accolti in rifugi di campagna e qui ricevevano cure, assistenza e svolgevano attività artistiche come la pittura, scultura e musica. Fu in uno di questi rifugi che Vincent Van Gogh trascorse buona parte della sua esistenza.
Nel XX secolo vengono mossi i primi passi verso l’
Arteterapia così come viene intesa oggi grazie a Freud, Jung e alla psicoanalisi. Per Freud il processo artistico è uno specchio del mondo interiore del soggetto e pertanto ne riflette il suo percorso psichico.
Margaret Naumburg, psicoanalista e seguace di Freud, considerata la fondatrice dell’Arteterapia in America (
Art Therapy), scrive: “il processo dell’arte terapia si basa sul riconoscere che i sentimenti e i pensieri più profondi dell’uomo, derivati dall’inconscio, raggiungono l’espressione di immagini, piuttosto che di parole”. Tali immagini esprimono i conflitti e in questa nuova veste appaiono più comprensibili, e quindi, più facilmente risolvibili. Edith Kramer, contemporanea della Naumburg, pone l’attenzione sul processo creativo, ritenuto uno strumento terapeutico. L’opera artistica non è solo un mezzo per l’espressione dei conflitti inconsci, ma è anche uno strumento per la loro risoluzione e una risorsa per la crescita e la maturazione personale. Arte, pertanto, come terapia.

L’arte genera ben-essere, crea emozioni anche in chi la guarda e l’apprezza. Quindi, sia se produciamo arte, artista o persona comune, sia se fruiamo di arte, possiamo ravvedere nelle arti una finalità terapeutica.

Terapia dal greco therapeía vuol dire cura, guarigione. In ambito medico, per terapia s’intende quel complesso di mezzi e provvedimenti usati per combattere le malattie, con l’obiettivo di curarle per arrivare, ove possibile, alla guarigione e ripristinare lo stato di salute. Quando si parla di salute è necessario ricordare la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): la salute, considerata un diritto, è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” .

Utilizzare il percorso artistico in una persona con problemi di salute genera l’opportunità di recuperare l’elemento creativo del quotidiano: ripercorrendo creativamente, intellettualmente e spiritualmente le esperienze di vita, è un riappropriarsi dello spazio dell’espressione di sé attraverso il movimento, la musica, la pittura, la manipolazione, la parola.

Le Arti-Terapie hanno la capacita di far emergere la profondità dei legami tra arti e linguaggio pre-verbale, che permettono al soggetto la scoperta di un mondo intimo, spesso sconosciuto, a volte addormentato oppure non ancora sviluppato. E’ una comunicazione che può fare a meno della parola, è oltre, al di là di essa. In questo territorio si trovano i tesori più grandi dell’essere umano che riempiono le esperienze quotidiane e i sogni, dando senso alla creatività e alla dimensione dell’immaginario. Pertanto, le Arti-Terapie possono essere come un percorso tracciato nel linguaggio pre-verbale per raggiungere il benessere personale, ma anche quell’equilibrio tra corpo, mente e anima, espressione di salute.

L’arte ha valore per la sua capacità di perfezionare la mente e la sensibilità, più che per i suoi prodotti finali“ (Fred Gettings, 1966)

Bibliografia:

Ulman E. (1961), Art-therapy: problems and definition, in “Bullettin of Art-Therapy”, II, 2.

Naumburg M (1966) , Dynamically oriented art therapy: its principles and practices, Grune & Stratton, New York.

Kramer E. (1977) Arte come terapia nell’infanzia. Ed. La Nuova Italia.

Bortino R., Gamna G., Gilardi A., (1985). “Che cos’è l’arteterapia”, Aiscnv-Adeg, Torino.

Warren B. (1995), Arteterapia in educazione e riabilitazione. Arti visive, danza, musica, attività teatrale, racconti, maschere e burattini. Ed. Centro studi Erickson.

P.E. Ricci Bitti, “Regolazione delle Emozioni e Arti-Terapie. Esperienza estetica e cura in arteterapia”,Carocci Editore, Roma, 1998.

Giusti E. , Piombo I. (2003), Arteterapie e Counseling espressivo. Ed. Aspic.

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